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Aggiornamento Professionale

Sì alle cellule staminali No all'uso dell'embrione

di Marcoantonio Pacherres

Spesso abbiamo la “sfortuna” di assistere in tv a noiosi dibattiti politici che hanno per tema argomenti di difficile comprensione. In Italia siamo poi abituati a parlare al bar di tutto, anche in merito a ciò di cui si sa poco o niente. Uno degli argomenti più gettonati del momento è quello delle cellule staminali. Noi ci chiediamo: cosa servono, cosa sono, dove prenderle? Soprattutto que­st’ultima domanda è fonte di grande disputa a livello politico, scientifico, popolare ed etico-religioso.

Innanzitutto cosa sono?

Il nostro corpo è formato da cellule di diversi tipi, “differenziate” per essere muscoli, nervi, ossa, pelle, ecc, Prima che queste cellule si specializ­no, sono “indifferenziate”, cioè possono diventare qualsiasi tipo di cellula; hanno la capacità di costituire qualsiasi parte del nostro corpo, pelle, ossa, tessuti vari degli organi, ecc. Le cellule “indifferenziate” sono dette “staminali”. Le cellule staminali si dividono in totipotenti possono sviluppare un individuo o organismi interi) pluripotenti/multipotenti (qualsiasi tessuto o organo ma non un individuo) e unipotenti (danno vita esclusiva­mente ai tessuti o organi di appartenenza).

Le cellule staminali embrionali (cioè prelevate da embrioni) sono totipotenti: questo è un pregio ma anche un limite. Una cellula staminale embrio­nale che non ha ancora una propria determinazione (cioè non sappiamo se sarà un nervo, un muscolo, un capello, ecc) potrà essere qualsiasi cellula e quindi non solo non rispondere alle nostre necessità ma anche essere per noi un ulteriore problema

A cosa servono?

Le cellule staminali sono utili per la cura di varie malattie (l’epatite, i tumori, il diabete,l’Aizheimer, il Parkinson), ma soprattutto si sottolinea il loro uso per evitare i trapianti d’organi. In questo modo si eviterebbero lunghi tempi di attesa e l’eventuale rigetto dell’organo impiantato (perché gli organi “prodotti” in laboratorio hanno lo stesso patrimonio generico dell’ammalato). Si possono poi utilizzare (come già si fa) nel caso di persone ustionate, o con problemi alla pelle, per non parlare di coloro che sono affetti dalla leucensia e tante al­tre malattie. Sembra fantascienza; ma è realtà.

Ora mi domanderete: “Ma tutte queste cose buonè che si possono fare con queste cellule re­cano qualche problema?”. Veramente le appli­cazioni di queste cellule non sono un problema, anzi, sono un bene per tutti; il problema nasce quando ci si pone la domanda: “Dove prendia­mo le cellule staminali?”. La risposta più rapida è: dagli embrioni. Qui comincia il dibattito, perché gli embrioni non sono l’unica “fonte” di cellule staminali.

Notiamo infatti due cose. Le cellule staminali si possono prelevare, con cautela e in centri abilitati, anche al momento della nascita del bambino senza recare alcun danno: si invano nel cordone ombelicale e nella placenta. loine sono presenti neI sangue e nei midollo spinale degli adulti. Ma alcuni studiosi, spinti, da posizioni ideologiche vorrebbero farci credere che l’embrione non è un essere umano. ammettendo di conseguenza la possibilità di sperimentare e manipolare quello che nel suo normale sviluppo diventerà un bambino. L’embrione è un essere umano, non è un “deposito di cellule staminali”. Tanti vogliono farci credere che sia lecito pro­durre embrioni al solo fine di prelevare cellule staminali: ma è un’infamia. Sarebbe negare ad un essere umano di venire al mondo.

Inoltre, fino ad ora, non è stato dimostrato che le cellule staminali embrionali siano adatte per scopi terapeutici: gli unici studi certi sono relativi a cellule staminali adulte, cioè prelevate da persona adulta. La differenza di queste ultime è che non hanno la totale facilità o “plasticità” per diventare qualsiasi tipo di tessuto o organo, quindi, sono già determinate, specializzate (unipotenti), In alte parole si vuole evitare di percorrere la strada della ricerca scientifica pensando di trovare la soluzione ad ogni difficoltà eliminando embrioni. Ma il fine non giustifica i mezzi. Non si può distruggere un essere umano per guarirne un altro.

L’essere umano sui da quando è un embrione ne ha diritto d’essere rispettato: poiché ciò che domani sarà un uomo lo è già al momento del suo concepimento.

Se la ricerca apre altre strade ed offre altre possibilità, perché percorrere quelle dannose per l’essere umano più indifeso?.

Dichiarazione firmata da mille scienziati italiani

Dichiarazione giuridica sulla vita umana

  • Il principio di uguale dignità di ogni essere umano che sta alla base della moderna dottrina dei diritti umani implica che l’embrione umano fin dalla sua prima formazione non può essere considerato una cosa, ne una entità intermedia tra gli oggetti e i soggetti, ma deve essere riconosciuto come soggetto titolare dei primordiali diritti inerenti alla dignità umana, quali il diritto alla vita; alla famiglia, alla propria identità. Egli è dunque “persona” nel significato tecnico-giuridico della parola.
  • Storicamente la qualità di “essere umano” non è stata condizione ne necessaria, ne sufficiente per avere la “capacità giuridica”: L’evoluzione che ha raggiunto il suo tra guardo nella proclamazione dei diritti dell’uomo, è stata ed è nel senso che non può esistere differenza tra il concetto naturalistico-biologico di essere umano e concetto giuridico. Il riconoscimento della capacità giuridica ad ogni essere umano fin dal concepimento salva la particolare disciplina già vigente riguardo ai diritti patrimoniali è il modo di portare a compimento e perfezione l’evoluzione del pensiero giuridico.
  • Nel caso di dubbio sull’esistenza di una vita umana il diritto moderno, in quanto fondato sui principio di eguaglianza e sulla dignità umana, deve adottare le soluzioni più idonee a salvaguardare la vita umana anche nel caso che qualcuno sollevi dubbi sulla sua esistenza. In questo senso deve essere attuato anche nel campo dell'ordinamento giuridico l’invito enunciato dal Comitato Nazionale di Bioetica 

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