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Mettere Dio al primo posto, perché Dio è il nostro
punto di partenza e di arrivo; coinvolgerlo nella nostra vita: Lui porterà a
perfetto compimento l’infinito progetto di amore che, da sempre, ha pensato per
noi e per il quale ci ha chiamati alla vita.
Il lavoro come vocazione e missione, in quanto nel
lavoro si esprime l’amore per il prossimo; il lavoro diventa così servizio,
l’amore si sostituisce al calcolo, il dono all’interesse, nella consapevolezza
che la prima vocazione è l’attuazione delle promesse battesimali: far si che
l’altro venga considerato come persona, non come oggetto.
Diffondere sempre l’amore e il rispetto per l’uomo, in
quanto centro della creazione e soggetto privilegiato dell’amore di Dio, per
essere in ogni situazione un suo messaggio di unità e di pace; far si che
l’uomo venga sempre e comunque considerato un dono per l’altro, comprendendo
che la diversità è ricchezza e che anche nella sofferenza il poterlo aiutare e
consolare trasforma la sofferenza in benedizione di Dio (prega e crederai;
credi e capirai...)
Non tradire la fiducia di chi a noi si affida: la
rettitudine delle intenzioni è il presupposto di ogni scelta.
L’amore come linguaggio universale, e per questo è da
tutti e da tutto comprensibile. Parlare con Dio, convivere con Lui, vedere nel
proprio lavoro una fonte di ricchezza spirituale, perché offrendo a Dio tutta la
nostra professione, il nostro lavoro diventa mezzo di santificazione ed è alla
portata di tutte le intelligenze.
Fare del proprio lavoro una perfetta orazione a Dio, perché
il sentiero del giusto è come la luce che spunta, avanza, cresce, finché è
giorno fatto.
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